Tutto è Ritmo, la Vita è Ritmo.


 



Cresciamo in un grembo materno e ancora prima di riuscire a sentire il nostro cuore, siamo immersi nel suono ritmico del respiro di nostra madre, e nel pulsare  potente del suo sangue, amplificati dal liquido amniotico.

Il nostro respiro, appena venuti al mondo, prenderà subito  un ritmo e poi un poco alla volta le cure attorno a noi ce ne daranno di esterni: le pappe, la digestione, il cambio del pannolino, il sonno cullati.



Manifestiamo dei ritmi spontanei sin dalle prime battute della nostra esistenza; la suzione, la cui cadenza è  individuale, si presenta con un movimento ritmico, tra i 600 e i 1200 msec.




A sette mesi iniziamo  la lallazione e poi  la  camminata.



A un anno di età siamo in grado di   rispondere  ritmicamente alla musica attraverso il dondolamento.



Ma avremo sicuramente almeno tre anni quando cominceremo a muovere la mano con la musica mostrando in tal modo  di avere sviluppato i complessi meccanismi cognitivi che stanno alla base dello “stare a tempo”.



Quali sono?



“L’analisi temporale dei suoni, la  creazione di una struttura che consenta di prevedere il futuro, la  determinazione dell’ intervallo temporale interstimolo necessario ad anticipare la risposta motoria (Schon e altri, 2007).”



Alcuni anni fa al termine del percorso di specializzazione in Musicoterapia, ho deciso di ultimare quegli studi con un approfondimento delle caratteristiche e degli effetti benefici del Ritmo sugli esseri umani.



Percussioni e Ritmo un intervento di musicoterapia musicocentrata per l’Europa è il titolo programmatico di quello che è a tutti gli effetti un progettto di sviluppo di una Rete di Cerchi di Tamburi da implementare  in tutta  Europa.



Ero partita dallo studio dei benefici  del suonare ritmo assieme.



Uno studio di  Barry  Bittman nel 2001  ha dimostrato, misurandolo,   che partecipare ad un Cerchio di Tamburi di  60 minuti alla settimana, porta  un rinforzo del sistema immunitario e  una riduzione dello stress.



In pratica cresce il  rapporto DHEA/Cortisolo, aumentano le cellule NK e le cellule LAK.



Giacché suonare in gruppo ha un potentissimo effetto antidepressivo mi sono chiesta: ma perché non immaginare qualcosa di più grande,  perché non provare a costituire una Rete di Cerchi dei Tamburi,  tessuto di “relazioni e musica” capace di dare  identità e benefici concreti  a quelle centinaia di migliaia di persone che per via della crisi stanno perdendo  il lavoro, spesso perdendo assieme a questo identità sociale e salute psichica?



La presentai a Bruxelles la tesi, corredata oltre che dalle premesse scientifiche anche dal progetto organizzativo completo.



Ma veniamo al Cerchio dei Tamburi.




Il  Cerchio dei Tamburi è una pratica molto antica:  da sempre gli esseri umani hanno rinsaldato la propria comunità davanti al mare con danze e tamburi, è qualcosa che fa parte della storia dell’umanità: la gioia istintiva di celebrare la vita, scandirne i tempi, rinsaldare  le relazioni. 



E’ una pratica che si trova in tutto il mondo: io personalmente ho suonato con un gruppo di percussionisti senegalesi (danno ai ritmi il nome del mare)  e faccio parte di un gruppo messicano di derivazione azteca con cui scandiamo con ritmi e danze il passaggio di ogni stagione.



Ognuno nella comunità ha un suo ruolo, suona uno strumento, grande o piccolo che sia e con questo acquisisce una sua voce all’interno della Comunità, una sua individualità  e riconoscibilità per l’esecuzione.



Le danzatrici e i danzatori  hanno un ruolo a sé: danzano sul ritmo, arricchiscono il tutto dei colori dei loro abiti,  della gioia e della potenza dei loro movimenti.



Nel Cerchio dei Tamburi, pratica codificata da due esponenti mondiali, Arthur Hull e Christine Stevens,   i partecipanti sono invitati a scegliere uno strumento tra i  molti messi a disposizione da chi facilita.



Facilitatrice o Facilitatore è quella figura  di professionista   formata  in modo da potere  dare vita ad una esperienza musicale di gruppo attraverso le percussioni e che non necessiti la presenza di musicisti.



E qui sta la forza del Cerchio dei Tamburi che  appoggia la sua riuscita  all’entrainement: quel meccanismo per cui più persone che  suonano  assieme, per via di oscillatori interni comuni a tutti gli esseri umani, come per magia riuscono  a fare  un ritmo comune, senza essere musicisti.



Il Gruppo apprenderà ad ascoltarsi, ciascuno  ad ascoltare se stesso e gli altri al tempo stesso, a modulare il volume della propria voce, ad attendere il momento giusto per porre un accento ritmico.



Ciascuno poi può essere chiamato ad improvvisare solista, rinforzando così la sua capacità di sostenere la propria emozione, il proprio coraggio di esporsi e il proprio diritto ad uno  spazio individuale.





Nessun Giudizio, strumenti sonoramente belli, inclusione, spontanea concertazione mescolati con un po’ di entusiasmo  ed ecco che si rimane ogni volta a bocca aperta.



Gioia e sorpresa per il risultato nascono come frutto spontaneo di questo bel fare: ma siamo proprio noi che suoniamo?



Facilitando  cerchi dei  tamburi con adulti, bambini, anziani musicisti,   gruppi di giovani  in riabilitazione mi accorgo che ogni volta è  una musica nuova.



E’ sufficiente scegliere una location dove si possa suonare senza disturbare,  mettere  a disposizione degli  strumenti e la propria  esperienza  e  poi si  sta in  quell’ascolto sottile di quello che si muove, dando  quel piccolo impulso iniziale  perché la musica parta, si arricchisca, si moduli.



Si ascolta  ciò che nasce.



Se desiderate approfondire questi temi, scrivetemi, posso inviarvi la Tesi o rispondere puntualmente.



distefano@fertile.eu